INGREDIENTI
(dosi per 4 persone):
  • 250 g. di pasta tipo "spaghetti quadrati"
  • 350 g. di fave secche decorticate
  • Una carota
  • Una cipolla
  • Uno spicchio d’aglio
  • Pepe q.b.
  • Sale q.b.
  • 4 cucchiai d’olio

MACCO DI FAVE


Tenere le fave in ammollo per qualche ora nell'acqua con un pizzico di bicarbonato (meglio se lasciate tutta la notte precedente) per essere reidratate.

Spezzare gli spaghetti in pezzi da circa 2-3 centimetri di lunghezza e tenerli da parte.

Bollire un litro abbondante d’acqua e tenerla da parte.

Versare l’olio in un tegame ed aggiungervi la carota e la cipolla precedentemente mondate e tritate finemente; unire anche lo spicchio d’aglio intero sbucciato e lasciare dorare a fiamma moderata.

Aggiungere quindi le fave ben risciacquate dall'acqua di ammollo e fare insaporire per qualche minuto.

Eliminare l’aglio e versare l’acqua calda fino a coprire abbondantemente tutte le fave.

Avendo cura di eliminare con un colino la schiuma bianca che si formerà all'inizio in superficie, cuocere su fiamma moderata per almeno un’ora, mescolando di tanto in tanto per evitare che la preparazione si possa attaccare sul fondo del tegame ed unendo dell’altra acqua calda se dovesse asciugarsi troppo.

Quando le fave cominciano a disfarsi, frullarne con il mixer ad immersione una parte fino ad ottenere una crema più o meno grossolana. Regolare di acqua, versarvi gli spaghetti spezzettati, aggiustare di sale e cuocere la pasta per il tempo indicato sulla confezione.

Distribuire la minestra in quattro ciotole, dargli una generosa spolverata di pepe, condire con un filo d’olio a crudo e servire.



N.B.:
Gli spaghetti spezzati possono essere sostituiti con altro tipo di pasta corta a piacere.

In alternativa alla pasta, il macco di fave può anche essere servito come una crema, con cubetti di speck o pancetta rosolata, cubetti di pane tostato e, a piacere, una spolverata di pecorino grattugiato.

A piacere, si può aggiungere al trito di verdure anche del finocchietto selvatico.






"Macco" è il termine con cui in Italia meridionale si indica una zuppa rustica a base di fave secche, aromatizzata in modo diverso a seconda delle regioni, accompagnata da pasta o pane tostato; può essere realizzato anche con fave fresche dopo essere state private della pellicina esterna. Diffuso in Calabria, Basilicata, Puglia e soprattutto in Sicilia, il macco viene tradizionalmente cotto a lungo in una pignatta di coccio, rimestando spesso con un mestolo di legno in modo da "ammaccare" in continuazione le fave fino a spappolarle. Il macco viene preparato anche con l’aggiunta di altre verdure, solitamente bietola o cicoria, o con altri legumi (una ricetta particolarmente gustosa è il Maccu di San Giuseppe, preparato in Sicilia, che prevede un mix di fave, ceci, lenticchie, piselli, fagioli, castagne secche e la parte verde del finocchio selvatico). Questa ricetta ha origini molto antiche e sembrerebbe risalire addirittura all'epoca greca: nella commedia "Le rane", scritta intorno al 450 a.C. da Aristofane, si racconta proprio di una pietanza a base di fave schiacciate di cui Ercole si nutriva per aumentare la forza. Piatto povero della cultura contadina, la tradizione ne attribuisce comunque l’origine a Raffadali, un paese in provincia di Agrigento che, per questo, viene anche ricordato come "u paisi du maccu" (il paese del macco).

Macco di fave

29/10/2023
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